ARTROSI
Artrosi.
Le malattie reumatiche infiammatorie in senso
proprio vengono differenziate dalle cosiddette
malattie reumatiche
degenerative, termine in verità
antiquato ma universalmente usato per indicare
l'artrosi delle articolazioni periferiche e l’artrosi
delle articolazioni assiali. Si ha a che fare
con artrosi
cosiddette primarie
e artrosi secondarie,
dove per artrosi primaria s'intende quella apparentemente
spontanea. Nell’artrosi secondaria pre-esiste
un'alterazione congenita o acquisita endo- o eso-
articolare che predispone o conduce all'artrosi
per via di una incongruenza tra l'entita' della
sollecitazione meccanica imposta all'articolazione
e la sua capacita' di farvi fronte. Si distinguono
disturbi congeniti dello sviluppo o deformità
articolari, come lussazione
congenita dell'anca (displasia);
affezioni articolari dell'età infantile
e giovanile; alterazioni post-traumatiche (artrosi
post-traumatica).
Qualunque disturbo introdotto nel complesso sistema
articolare può provocare un'artrosi, con
possibile compromissione della funzione articolare.
Poiche' con il completamento della crescita cessa
la capacita' rigenerativa della cartilagine, ogni
danno a questo delicato tessuto è fonte
di problemi.
Sorprendentemente, le articolazioni iper-mobili
dei soggetti con innata lassità dei legamenti
sono soggette ad artrosi più del normale
(artrosi nella iper-mobilità
articolare).
Processi parzialmente analoghi all’artrosi
caratterizzano anche il normale invecchiamento
di una articolazione, tuttavia in apparenza nel
deterioramento puramente senile essi non producono
manifestazioni clinicamente rilevabili.
Le artrosi presentano spesso una fase iniziale
che si prolunga per anni. Sono disturbi lievi
e occasionali. Quando compaiono i sintomi, è
caratteristica presenza di dolore
di avvio molto meno protratto
che nell’artrite. Dopo un certo periodo
di attivita' piu' o meno prolungato - in cui il
disturbo e' meno avvertito - ricompare poi dolore,
questa volta da carico. Si parla di ritmo
del dolore a tre tempi nell’artrosi,
contrapposto al ritmo
del dolore a due tempi nelle artriti.
L’artrosi
progredita e' caratterizzata soggettivamente
da una irreversibile limitazione funzionale, dolore
persistente e contrattura muscolare riflessa;
una retrazione della capsula articolare collabora
alla compromissione funzionale.
Vi sono forme di artrosi lente e forme di artrosi
a potenzialità distruttrice rapida; una
di queste è l'artrosi erosiva delle mani.
L'artrosi erosiva
delle mani (OAE)
e' una forma di artrosi riconoscibile per caratteristiche
cliniche, radiografiche e scintigrafiche distintive
e per la sua speciale evoluzione flogistica e
destruente (osteoartrosi infiammatoria).
I segni cardinali dell'OAE sono la presentazione
dolorosa e flogistica a livello delle IFP, delle
IFD e delle TMC; senza simmetria rigorosa. La
condrolisi evolve rapidamente e si formano erosioni
articolari "centrali" fuori dalle aree
nude. L'evoluzione della malattia e' caratterizzata
dall'installazione di anchilosi fibrosa od ossea
nelle articolazioni colpite. Le ortesi in posizione
di funzione, la sospensione di lavoro pesante
o ripetitivo sono utili per favorire la risoluzione
del processo infiammatorio e limitare le deformita'
articolari, mentre lievi trazioni manuali ripetute
ed idonei esercizi attivi o attivi-assistiti giovano
nel mantenimento della funzione. I cortisonici
debbono essere evitati perche' peggiorano il danno
osteocondrale. I FANS sono di aiuto relativo,
mentre difosfonati e farmaci condroprotettivi
possono essere una utile alternativa nelle forme
dolorose.
Lo stadio finale clinico di un'artrosi e' una
notevole rigidita' articolare oppure una instabilità
che non consente l’appoggio. Queste evoluzioni
sono particolarmente dannose nell’artrosi
dell'anca, con posizione obbligata
in flessione e rotazione esterna dell’arto
inferiore, e nell’artrosi
del ginocchio, usualmente deformato
in varismo
(gambe a O). E’ molto minore il numero di
Malati che presenta artrosi associata a valgismo
(gambe a X).
La chinesiterapia è diversa nei due tipi
di Malato. L’artrosi
della mano può in alcuni
casi ostacolare la presa. Alla mano prevalgono
numericamente le localizzazioni artrosiche alle
interfalangee distali, alle interfalangee prossimali
ed all'articolazione a sella della radice del
pollice.
Caratteristica in pressochè tutte le forme
di artrosi oltre all’assottigliamento della
cartilagine è la formazione di osteofiti,
protuberanze ossee reattive al sovraccarico ben
visibili (insieme ad un assottigliamento dello
spazio articolare per danno della cartilagine)
nell’ esame
radiografico.
Inoltre, nell’artrosi si sviluppano alterazioni
delle parti molli peri-articolari che possono
essere studiate con l’ecografia.
Per la riabilitazione è importante conoscere
la condizione ecografica di tendini, muscoli e
legamenti; sono essi che verranno sollecitati
soprattutto nella chinesiterapia attiva e contro
resistenza. Per esempio nell’artrosi della
spalla la coesistenza di una rottura parziale
dei tendini della cuffia
dei rotatori controindica ogni
tipo di manovra contro resistenza anche se il
dolore è lieve.
Artrosi vertebrale
e discopatie. Il rachide nella
sua qualita' di sostegno scheletrico assiale rappresenta
una catena di anelli la cui unita' funzionale
e' il segmento motorio.
Un segmento motorio si compone dello spazio posto
tra due vertebre ossia il disco
intervertebrale, con il nucleo
polposo gelatinoso, e l'annulus fibrosus che lo
circonda, con le limitanti vertebrali di cartilagine
jalina, con i legamenti longitudinali anteriore
e posteriore per mezzo dei quali i corpi
vertebrali e i dischi intervertebrali
sono connessi, il legamento giallo e l'articolazione
intervertebrale (piccole articolazioni vertebrali),
tutte le altre parti dell'apparato legamentoso
e le relative strutture muscolari, e cosi' pure
i segmenti del sistema nervoso e dell'apparato
vascolare di pertinenza regionale. Solo le articolazioni
intervertebrali, che sono articolazioni
diartroidali, mostrano fondamentalmente
le stesse alterazioni artrosiche delle altre articolazioni,
anche se sono da tenere in considerazione alcune
caratteristiche determinate dal rapporto funzionale
con le rimanenti parti costitutive del segmento
motorio.
Il prodursi delle sollecitazioni di vario genere,
statiche e dinamiche, a cui sono sottoposti il
rachide e più nel dettaglio il segmento
motorio, e la nozione che il disco intervertebrale
dei soggetti adulti e' privo di vascolarizzazione
fino alla zona limite dell’anello fibroso,
bene spiegano la frequenza nelle sede in questione
di processi degenerativi.
Dopo i vent'anni poi il disco intervertebrale
subisce una progressiva diminuzione del suo contenuto
idrico e una perdita di elasticita', cosi' che
sopravviene una maggior facilita' ad un progressivo
deterioramento strutturale. Dopo i cinquanta anni,
la maggior parte delle persone presenta nell’esame
radiografico alterazioni attribuibili ad artrosi
della colonna vertebrale. Tuttavia, le alterazioni
degenerative radiografiche della
colonna vertebrale non posseggono obbligatoriamente
un significato clinico. Un grande numero di spondilosi
e di spondilo-artrosi - pur dimostrabili radiologicamente
- restano successivamente irrilevanti dal punto
di vista dell'espressione clinica.
Sindrome di Baastrup
(osteoartrosi inter-spinosa). In presenza di una
iper-lordosi lombare e di perdita del normale
spessore del disco intervertebrale le apofisi
spinose delle vertebre lombari possono venire
a contatto fra di loro. Si forma un’artrosi
inter-spinosa, accampagnata da
una dolorabilita' locale alla pressione sui processi
spinosi e lungo il legamento interspinale e sopraspinale.
La sintomatologia dolorosa viene in evidenza dalla
posizione in lordosi della colonna lombare. E’
una malattia importante dal punto di vista del
Terapista, che può intervenire per correggere
una iper-lordosi migliorando così il sintomo.
Spondilosi iperostosica
(iperostosante). E’ una variante quantitativa
dell’artrosi. Si formano robusti ponti ossei,
prevalentemente sul lato destro della colonna
vertebrale dorsale, che perde gran parte della
sua flessibilità. Il dolore è, in
questi pazienti, lieve o moderato. Alla spondilosi
iperostosica si puo' accompagnare una serie di
turbe metaboliche come iperuricemia, gotta, iperlipidemia,
arteriosclerosi e ipertensione.
Rachialgie:
cervicalgie,
dorsalgie,
lombagie.
Nell’artrosi vertebrale e nelle discopatie
il dolore può riguardare uno dei tre segmenti
in maniera elettiva. Può essere un dolore
acuto immobilizzante oppure un dolore ricorrente
o continuo. La sintomatologia dolorosa e' descritta
come sorda e profonda. Puo' mostrare una irradiazione
a cintura. E' tipica l'accentuazione da sollecitazione
meccanica come nel sollevarsi e nel passaggio
alla posizione eretta ( il paziente si punta con
le mani sulle cosce), nell'alzarsi dopo il riposo
notturno, nell'atto di sollevare un oggetto, nel
compiere movimenti di torsione e nel mantenimento
di posizioni scorrette o obbligate che possono
essere determinate da impegno lavorativo. Le alterazioni
delle parti molli secondarie provocano una dolenzia
locale alla pressione. L’aumento di tono
muscolare riflesso della puo' essere origine di
dolori apparentemente di origine muscolare propria
(mialgie).
Disturbi improvvisi in regione lombare provocano
una lombaggine acuta.
Spesso questa si manifesta in occasione di uno
sforzo o di un movimento falso. Il Paziente è
molto dolorante e frequentemente non gli e' piu'
possibile assumere la posizione eretta. Si tratta
per lo più di spostamenti discali riducibili.
Quando avviene un’ernia
del disco vera e propria, possono
venire compresse radici nervose con comparsa di
dolore all’arto superiore oppure inferiore:
cervico-brachialgia,
cruralgia,
sciatica.
Malgrado la natura meccanica del problema, solo
una minoranza di casi necessita di cura chirurgica.
Infatti la radice aggredita e compressa reagisce
con una infiammazione, determinando i sintomi
dolorosi (radicolite).
Si può far cedere la sciatica facendo regredire
l’infiammazione. Sintomi deficitari motori
e sensitivi resistenti alle cure richiedono un
intervento decompressivo.
Ai fini diagnostici, le ernie del disco sono visibili
con la risonanza
magnetica nucleare e con la tomografia
assiale computerizzata, non visibili
nelle comuni Radiografie, perchè i dischi
non sono radio-opachi.
Il malato con radicolite
sente dolore nel tossire, nello sternutire e negli
sforzi per compiere l'evacuazione. Questi sintomi
indicano la compartecipazione delle guaine meningee
della radice. Quando la radicolite scompare, possono
scomparire con essa, o al contrario persistere,
i difetti di movimento e di sensibilità
prodotti dal danno delle fibre nervose.
Il Terapista deve dare precise spiegazioni ad
ogni Paziente artrosico individualizzando gli
obbiettivi e le modalita' del trattamento e le
misure di educazione sanitaria. Il Paziente deve
venire guidato all'utilizzo razionale e di risparmio
dell'articolazione colpita dal processo artrosico,
con particolare riguardo alla tolleranza al carico
funzionale dell'articolazione medesima. Si devono
indicare misure di risparmio e di esercizio, segnalandone
la non-contraddizione. Puo' essere possibile mantenere
anche una regolare attivita' sportiva nella fase
iniziale delle alterazioni artrosiche: in questo
caso occorre particolarmente tener conto nel programma
di allenamento della diminuita capacita' funzionale
di una articolazione artrosica e della relativa
minor tolleranza al carico. Nelle artrosi più
evolute il disbrigo delle attivita' quotidiane
deve conformarsi alle limitazioni di movimento
(sedili alti con leggera inclinazione in avanti,
posizione alta della sella della bicicletta, sedie
da lavoro altoposte opportunamente studiate per
la donna di casa).
Il trattamento chinesiterapico
dell’artrosi ha lo scopo di scaricare le
articolazioni artrosiche, di eliminare le contratture
e di rieducare la muscolatura con esercizi
isometrici e riflessi.
Si può attuare una ginnastica posturale,
statica
o dinamica.
La prescrizione
del riposo realizzato con l'ausilio
di docce gessate o altri supporti che in caso
di reazioni infiammatorie gravi non puo' essere
evitata, non deve andare oltre lo stretto indispensabile.
Si deve tendere il piu' rapidamente possibile
al recupero del movimento. La trazione
opportunamente applicata scarica l’articolazione
malata e vince la contrattura muscolare.
In Reumatologia la trazione, applicata sulla colonna
vertebrale, si prefigge di porre un segmento in
tensione al fine di sollevarlo dalle sollecitazioni
compressive. La trazione deve essere forte ma
lenta, progressiva e poi costante. Praticata al
letto di pazienti acuti, può essere un
anti-dolorifico efficace. Praticata ambulatoriamente
per brevi periodi è di azione assai problematica.
Indicato per il Malato artrosico e' anche il trattamento
rieducativo in diminuzione del carico come è
realizzabile in acqua calda, dove si sfrutta l'ausilio
del galleggiamento. Questa
idro-chinesiterapia viene
molto opportunamente praticata nelle stazioni
termali dedicate alla cura dei Malati Reumatici.
Anche la puleggio-terapia
consente movimenti in scarico. Per ottenere miglioramenti
della forza muscolare occorre invece la ginnastica
attiva e contro
resistenza, in tutti i casi in
cui può essere svolta senza dolore.
E' importante anche provvedere al miglioramento
della funzione muscolare come preparazione ad
un intervento chirurgico per mezzo di esercizi
di ginnastica medica mirati. Un intervento fisioterapico
metodico e adeguato e' naturalmente necessario
in alcune fasi di recupero post-operatorio. Gli
Ammalati di artrosi grave possono venire operati
di osteotomia
(riallineamento con modifica dei punti di pressione),
di artroprotesi
(sostituzione parziale dei capi articolari) o
di artrodesiI
(irrigidimento di articolazioni troppo dolenti
o instabili).
Con i massaggi
si puo' ottenere nel Paziente artrosico un rilassamento
della muscolatura ipertonica. Non vanno mai praticati
sulle articolazioni colpite dalla malattia, se
non si vuole assistere ad un aumento del dolore
e dell’infiammazione.
Le varie forme di applicazione del calore descritte
a proposito della termo-terapia
sono indicate nell’ARTROSI sia a scopo anti-dolorifico
che a scopo decontratturante. Inoltre, il calore
va applicato prima della Terapia del del movimento.
Il Paziente può adoperare a domicilio una
lampada a raggi
infrarossi.