ARTRITE
REUMATOIDE
Artrite
reumatoide.I Pazienti affetti da
Artrite Reumatoide non presentano un’affezione
locale, ma una malattia sistemica, che interessa
il tessuto connettivo, per lo piu' ad evoluzione
cronica e a decorso progressivo, che si manifesta
con sinoviti
persistenti seguite da alterazioni
destruenti articolari e puo' colpire
vari organi interni. Secondo le concezioni attuali,
la malattia si determina almeno in parte perchè
le reazioni immunitarie dell’organismo -
normalmente reazioni di difesa - si dirigono verso
costituenti proprie dell’organismo, producendo
una infiammazione del tessuto sinoviale con conseguenze
distruttive (malattia
immuno-mediata).
Questa alterata funzione immunitaria e' probabilmente
programmata geneticamente, perche' l'artrite reumatoide
compare con grande frequenza nei portatori
dell’antigene di isto-compatibilità
DR4. Nella maggioranza dei casi
questi auto-anticorpo
speciale diretto contro le gamma-globuline del
paziente stesso (fattore
reumatoide).
Il paziente accusa in maniera caratteristica una
rigidità
mattutina delle articolazioni
colpite che fa parte dei primi sintomi caratteristici
della artrite reumatoide. Questa rigidità
è una conseguenza dell’infiammazione
e si attenua solo dopo ore ed ore oppure per l’azione
di farmaci anti-infiammatori. E’ praticamente
impossibile intervenire con la terapia del movimento
in queste ore di rgidità; gli esercizi
andranno riservati a quando il paziente si sente
più sciolto (tarda mattinata ed oltre).
L’infiammazione è reversibile,
mentre i danni articolari collegati con la sinovite
proliferativa dell’artrite
reumatoide sono irreversibili.
Pertanto, se un attacco dura pochi mesi vi sono
buone possibilità che l’intervento
del Terapista collabori ad un integrale mantenimento
della funzione.. Più dura la fase evolutiva
più si avranno danni; ma in questo caso
è compito del Terapista ottenere a parità
di danno anatomico
il minor danno funzionale.
L’artrite colpisce con maggior frequenza
donne giovani.
La malattia si sviluppa insidiosamente, con artriti
soprattutto delle mani e dei polsi, ma anche delle
altre articolazioni. Si possono apprezzare tumefazioni
articolari dolenti alla pressione.
La forza di presa delle mani e' diminuita. In
genere i Malati soffrono di attacchi artritici
piu' o meno accentuati, che possono essere accompagnati
da rialzi termici
e da una accentuazione dello stato di malessere.
Seguono poi delle fasi di attivita' di malattia
meno spiccata, che possono durare da alcune settimane
a mesi. Generalmente i maggiori problemi riguardano
le mani (vedi dischetto illustrativo sulle Malattie
della mano).
La mobilita' dei Pazienti di artrite reumatoide
col passare degli anni diventa sempre piu' limitata.
Compaiono atrofie
muscolari, che meglio sarebbero
dette ipotrofie perché parziali; sono,
poi ipo-tono-trofie perché a volte si osserva
anche, per un atteggiamento di risparmio, una
diminuzione del tono (altre volte invece compaiono
contratture). L’infiammazione coinvolge
i tendini delle dita specie al dorso della mano.
Sono da temere rotture
tendinee. La distruzione dell'apparato
articolare e legamentoso nella malattia avanzata
produce deformazioni
articolari tipiche dell'artrite
reumatoide classica, particolarmente evidenti
alle mani. La limitazione dell'ambito articolare
favorisce anchilosi
fibrosa od ossea dell'articolazione colpita. A
volte invece di anchilosi o rigidità articolare
si ha instabilità
articolare per l’associarsi
di erosione dei capi articolari e di distruzione
capsulare e legamentosa.
Il destino dell’ammalato di artrite reumatoide
risulta condizionato in misura decisiva dall'impiego
precoce e mirato di tutte le misure terapeutiche
mediche, chirurgiche e riabilitative oggi a disposizione.
In questo modo si riesce oggi per lo piu' ad evitare
l'invalidita'. L’intervento del Terapista
è necessario in tutte le fasi dell’artrite
reumatoide, fin dal primo momento diagnostico.
Questo intervento è preventivo
molto più che riabilitativo: noi sappiamo
che il Malato di artrite reumatoide è a
grave rischio di danno funzionale, e lo è
fin da principio.
Nella prima fase
dell'artrite reumatoide si devono
curare il mantenimento della posizione
di funzione, svolgere idonei esercizi
di rilassamento ed esercizi esercizi
isometrici di rinforzo
muscolare. Vanno effettuati alcuni
movimenti attivi o assistiti per ogni articolazione;
pochi movimenti al giorno bastano per ostacolare
la rigidità. Non si potrà insistere
troppo, perchè l’ammalato presenta
una facile esauribilità.
Nell’artrite
reumatoide evoluta, si ha a che
fare con una serie di problemi differenziati:
le contratture muscolari
possono essere alleviate con esercizi
di allungamento, rispettivamente
di rinforzo,
eventualmente precedute e seguite da
massaggi muscolari. L’articolazione
artritica non va mai massaggiata direttamente.
Tentativi di correggere le deformità artritiche
esigono una competenza particolare. Alcuni Fisiatri
sono favorevoli all’utilizzo di impacchi
caldi prima della mobilizzazione. Nell’artrite
reumatoide il programma riabilitativo è
parte integrata di una serie di misure chirurgiche
e ortopediche oltre che fondamentalmente mediche.
La cura medica dell'artrite
reumatoide è complessa,
il Reumatologo deve utilizzare spesso in maniera
combinata farmaci anti-dolorifici, anti-infiammatori,
cortisonici e farmaci attivi sulle reazioni immunitarie.
I farmaci anti-flogistici non cortisonici (FANS)
hanno azione direttamente anti-dolorifica e moderatamente
anti-infiammatoria. Sono, inoltre, antipiretici
(il Malato di artrite reumatoide può essere
febbrile). I cortisonici
hanno azione più potente, fanno regredire
l’infiammazione e - pur non avendo azione
anti - dolorifica diretta - anche il dolore. Spesso
il cortisone ha un’azione sorprendente.
Il paziente riprende a muoversi, può compiere
alcuni lavori, può accedere alla chinesiterapia.
Ma l’azione è soppressiva sui sintomi,
non curativa. La malattia prosegue il suo corso.
Per rallentarla, si possono tentare i sali
di oro, gli anti-malarici,
la salazoprina,
gli immuno-depressori.
Questi ultimi sono farmaci anti-tumorali, ma nell’artrite
vengono usati a dosi molto minori che nella cura
dei tumori e nei trapianti. Mentre nei tumori
si mira alla distruzione del 99,9% delle cellule
neoplastiche, nell’artrite reumatoide il
paziente già migliora se vengono distrutte
il 50% dei linfociti attivati - protagonisti della
immuno-aggressione.
Nei Malati di artrite reumatoide l’impiego
di tutti questi farmaci - detti di base o di fondo
- è delicato e di pertinenza specialistica
reumatologica anche per la sorveglianza dei danni
che possono arrecare. Utilizzati secondo piani
ben precisi, spesso in maniera combinata, i farmaci
mantengono migliore la qualità della vita
del soggetto, anche se non possono fermare la
malattia. Questa fortunatamente può avere
spontanei, lunghi periodi di remissione.
La chirurgia dell’artrite reumatoide è
preventiva, riparativa e protesica.
Protesi sono realizzabili in maniera soddisfacente
per l’anca (localizzazione un tempo invalidante),
per le articolazioni metacarpo-falangee, e meno
soddisfacentemente per altre localizzazioni (ginocchio,
gomito, spalla).
Per ovviare ad alcune deformità delle mani,
sono realizzabili trasposizioni
tendinee e riparare
rotture tendinee. La chirurgia
specializzata pratica tuttora anche interventi
di salvataggio (per esempio irrigidimento o artrodesi
di una articolazione instabile). Se le articolazioni
metatarso-falangee fanno così male che
impediscono il cammino, vengono resecate e si
allineano i monconi ossei secondo l’arco
fisiologico. Per sorprendente che possa sembrare,
si cammina meglio senza articolazioni metatarso-falangee
che con articolazioni incongruenti.
Istruzioni per
il paziente nell'artrite reumatoide.
Per evidenti ragioni, il Terapista non è
continuamente disponibile. Si può utilmente
addestrare un familiare del paziente a qualche
procedura, quali quelle inerenti le posture e
i più semplici esercizi di movimento a
letto. Si riesce così ad evitare la perdita
di quanto è stato faticosamente conquistato.
Muovere il Malato reumatico vuol dire infatti
eliminare tutto il danno funzionale dell’apparato
locomotore che proviene dalla immobilità.